La Polonia, l’unico Paese del Gruppo di Visegrad a non disporre ancora di una propria centrale nucleare, sta finalmente passando dalla fase di pianificazione e dibattito pubblico alla realizzazione delle sue ambizioni atomiche. I primi reattori saranno costruiti in collaborazione con gli Stati Uniti, mentre il principale favorito per la realizzazione della seconda centrale è la Francia. Secondo gli analisti, tuttavia, una transizione rapida verso il nucleare potrebbe creare difficoltà alle regioni legate al carbone.

Il 31 marzo 2026 la società Polskie Elektrownie Jądrowe (PEJ) ha presentato al presidente dell’Agenzia nazionale polacca per l’energia nucleare una domanda ufficiale di permesso di costruzione per la prima centrale nucleare polacca, nel sito di Lubiatowo-Kopalino. Il progetto entra così nella fase decisiva del processo autorizzativo dopo decenni di dibattiti pubblici e quindici anni di preparativi, passando dalle dichiarazioni politiche alla realizzazione concreta.

La domanda conta oltre 40.000 pagine ed è stata elaborata da più di 200 esperti in sicurezza nucleare, ingegneria e geologia. La parte centrale è rappresentata dal rapporto preliminare di sicurezza, che dovrebbe dimostrare la conformità del progetto ai più rigorosi standard internazionali. Secondo PEJ, l’avvio della procedura di licenza rappresenta una pietra miliare nella storia dell’energia polacca.

Secondo l’ufficio stampa di PEJ, l’avvio del processo di autorizzazione sottopone il progetto a una rigorosa valutazione da parte delle autorità nazionali di regolamentazione nucleare: senza il loro consenso non sarà possibile iniziare i principali lavori di costruzione. Secondo il calendario attuale, i lavori dovrebbero iniziare nel 2028, mentre il permesso chiave del voivoda della Pomerania è atteso un anno prima.

Il nucleare polacco sotto guida americana

Il partenariato tecnologico alla base del progetto ha una forte dimensione geopolitica. La Polonia ha scelto tre reattori americani AP1000 della società Westinghouse Electric Company, per una capacità totale di 3.750 MW, che saranno costruiti in Pomerania. La progettazione e la costruzione saranno supervisionate dalla società statunitense Bechtel.

Secondo Wojciech Kukuła della fondazione ClientEarth, la scelta tecnologica è ormai definitiva: la Polonia ha optato per una soluzione commerciale già disponibile, fornita da un produttore che al momento non propone alternative più avanzate. La decisione americana, tuttavia, non è solo tecnica ma anche strategica, poiché rafforza la cooperazione tra Varsavia e Washington, come già indicato da precedenti accordi di finanziamento con l’Export-Import Bank statunitense.

Sebbene la centrale sarà di proprietà dello Stato polacco, la tecnologia chiave resterà in mano a fornitori stranieri, un elemento che secondo gli analisti potrebbe influenzare l’evoluzione del programma nucleare nei prossimi decenni.

Sostegno pubblico già approvato dalla Commissione europea

Dal punto di vista finanziario, il progetto si basa su un massiccio sostegno statale pari a 178 miliardi di zloty (circa 42 miliardi di euro), approvato dalla Commissione europea nel dicembre 2025. Il finanziamento si articola su tre pilastri: ricapitalizzazione della PEJ da parte dello Stato, garanzie bancarie pubbliche e un contratto trentennale di tipo Contract for Difference (CFD).

Il meccanismo CFD prevede un prezzo garantito dell’elettricità pari a 500 zloty per MWh, indicizzato all’inflazione. Se il prezzo di mercato scende sotto tale soglia, lo Stato copre la differenza; se invece è superiore, l’operatore versa l’eccedenza al bilancio pubblico.

Il modello si ispira al progetto britannico Hinkley Point C, in cui parte dei costi viene trasferita sui consumatori. Per gli investitori, però, il punto centrale è la stabilità dei ricavi nel lungo periodo.

Secondo il governo polacco, l’interesse delle istituzioni finanziarie è stato elevato: 26 offerte di finanziamento hanno superato le necessità del progetto, insieme a impegni di sostegno da 11 agenzie di credito all’esportazione per circa 100 miliardi di zloty.

Il nucleare potrebbe coprire un terzo del fabbisogno elettrico

Il programma nucleare è parte della più ampia transizione energetica del Paese, che sta progressivamente riducendo la dipendenza dal carbone. L’aumento dei costi delle emissioni e il ritiro dei sussidi ai combustibili fossili rendono sempre meno sostenibile il modello tradizionale.

Il governo prevede 6–9 GW di capacità nucleare entro la metà degli anni 2030, sufficienti a coprire circa un terzo del consumo elettrico nazionale. PEJ sostiene che i nuovi reattori garantiranno una fonte stabile, regolabile e a zero emissioni con una durata superiore ai 60 anni.

A differenza delle centrali a carbone, il nucleare richiede investimenti iniziali molto elevati ma ha costi operativi relativamente bassi e non è soggetto ai sistemi di scambio delle emissioni.

Seconda centrale: possibile partnership francese

Parallelamente si apre il dibattito sulla seconda centrale nucleare polacca. Il primo ministro Donald Tusk, dopo un incontro con il presidente francese Emmanuel Macron, ha indicato la Francia come possibile partner privilegiato.

Tra le località più accreditate per il nuovo impianto figura Bełchatów, grazie alla sua infrastruttura industriale e al peso sociale del sito. Il governo considera anche Konin, Połaniec e Kozienice come alternative.

La trasformazione delle regioni carbonifere in poli nucleari è politicamente sensibile ma strategicamente utile per mantenere il ruolo energetico di questi territori.

Le regioni del carbone temono la transizione

Gli analisti avvertono però che il ritmo della transizione potrebbe creare tensioni sociali nelle aree legate al carbone, dove si teme che la chiusura delle miniere preceda la reale riconversione economica e professionale.

La decisione sul fornitore della seconda centrale è attesa entro il 2027 e vede in competizione aziende statunitensi, francesi e canadesi.

Nel dibattito si inseriscono anche i piccoli reattori modulari (SMR), ancora non pienamente commerciali. Nonostante alcune ambizioni industriali, gli esperti restano cauti sulla loro disponibilità a breve termine, pur riconoscendone il potenziale per la produzione combinata di elettricità e calore, ad esempio per il teleriscaldamento urbano.

Nei prossimi due anni, la sfida principale per il programma nucleare polacco sarà mantenere i tempi previsti e controllare i costi durante le fasi autorizzative e contrattuali. Secondo gli analisti, sarà proprio questo periodo a determinare se il nucleare diventerà la nuova colonna portante dell’energia polacca o resterà soprattutto un grande progetto politico.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da update-eu disponibile qui.

, , , , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *